Il lato oscuro della polis
Recensione del romanzo "Alessandra capitano del Ris" e della raccolta di racconti "Tre casi per il maresciallo Nardella e altre storie gialle e noir" della biologa pisana Francesca Padula.
Francesca Padula mi contattò quasi un anno fa proponendosi per un'intervista, definendosi scrittrice di gialli. Per presentarsi, non sapendo chi fosse nè avendo letto nulla di suo, Francesca mi spedì il suo romanzo Alessandra capitano del Ris e la raccolta di racconti Tre casi per il maresciallo Nardella e altre storie gialle e noir.
Se dovessi definire il genere, penserei alla docufiction: lo stile di scrittura asciutto e pragmatico, dal grande rigore tecnico e scientifico. Nelle sue narrazioni si intrecciano la quotidianità dei personaggi inventati con la realtà dell'approccio alle vicende narrate. Le tecniche d'indagine, raccontate con piglio documentario, si mescolano alle psicologie dei personaggi, emuli di persone reali ma frutto dell'immaginazione dell'autrice.
Nel romanzo, Alessandra capitano del Ris, uscito nel 2008 per Manidistrega Editrice, è facile scorgere, nella protagonista, l'alter ego dell'autrice: biologa, toscana, madre e moglie di un carabiniere. Anche se, nella fiction, Alessandra è vedova. Nella realtà, Francesca Padula, classe 1967, pisana, biologa specialista in piante officinali, moglie di un maresciallo dei carabinieri e mamma a tempo pieno di due bambini, ha iniziato a dedicarsi all'hobby della scrittura nel 2003: da biologa trovo molto interessanti le serie dedicate alle scienze forensi e al lavoro dei criminologi. Infatti, le narrazioni della signora Padula corrono su un doppio binario: l'anima della biologa si interseca con le vicende gialle affrontate; l'anima della mamma si mescola con la quotidianità creando una sorta di gioco a incastro tra personale e professionale.
Alessandra capitano del Ris è un lungo diario che inizia a gennaio del 2000, quando Alessandra De Bosis, rimasta vedova con il figlio Filippo da crescere da sola, trova, navigando in internet, il bando per entrare nei Ris (Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri). Il romanzo si conclude 5 anni dopo, a febbraio del 2005, con una serie di rivolgimenti nella vita di Alessandra, che per ovvi motivi non svelerò. Posso solo anticipare che si tratta di una storia circolare: dopo 5 anni il cerchio si chiude.
Molto scrupolosa nel dare informazioni quando narra, Francesca Padula non lesina neanche al di fuori della fiction: un breve elenco di siti internet, come http://criminologia.advcom.it e di testi, come Delitti imperfetti di Luciano Garofano, per il lettore interessato ad approfondire l'argomento.
Sulla stessa lunghezza d'onda del romanzo, la raccolta di racconti Tre casi per il maresciallo Nardella e altre storie gialle e noir, edita nel 2009 da Marco Del Bucchio. Anche qui la narrazione ha un linguaggio chirurgico e i personaggi sembrano quasi vivsezionati nelle loro esistenze quotidiane. Le curiosità sono 3: il protagonista, il maresciallo Nardella, appunto, in servizio al Comando di Riglione, è ispirato al marito di Francesca Padula; la raccolta di racconti, nonostante sia uscita dopo è precedente al romanzo; nel racconto Una gita d'istruzione appare per la prima volta il personaggio di Alessandra De Bosis, non ancora biologa dei Ris e non ancora vedova del marito Luca.
Francesca Padula dedica il romanzo Alessandra capitano del Ris a tutte le biologhe che hanno trovato la loro strada al di fuori dei laboratori. A quanto pare, la signora Padula l'ha trovata in una ferrea divisione dei ruoli: io scrivo, il carabiniere è mio marito.