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Corpi di scarto: metafora della società contemporanea

Lunedì 29 Agosto 2011, 09:34 in GialloNero di

Corpi di scarto è l'ultima fatica letteraria di Elisabetta Bucciarelli. Un romanzo al cardiopalma, da leggere in un fiato. Una panoramica sulla società contemporanea: per capire come siamo e come vorremmo essere.

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Corpi di scarto e corpi di plastica: binari paralleli su cui scorre la società contemporanea con tutti i suoi sogni, le sue idiosincrasie, le sue ambizioni e le sue ossessioni. Con un eterno quanto latente desiderio di riscatto.  Si potrebbe sintetizzare così l'ultimo romanzo di Elisabetta Bucciarelli, Corpi di scarto, edizioni Verdenero.

Un libro da leggere tutto in un fiato: 90 brevi capitoli al cardiopalma. Due microcosmi a confronto: la comunità eterogenea e surreale che vive nella discarica e la buona borghesia milanese rappresentata magistralmente dalla famiglia Mito. L'eterno dilemma dell'essere o dell'avere, o meglio dell'essere o dell'apparire, che sembra inconciliabile, trova un naturale compromesso nella logica di due adolescenti, età in cui, inconsapevolmente, si costruisce il mondo.

Sullo sfondo una Milano cupa che fagocita i suoi figli come un immenso conte Ugolino di dantesca memoria. Per quanto stilizzata la metropoli lombarda è ben riconoscibile. Sono tratteggiati i suoi lati più bui, i suoi angoli più nefandi.

La discarica, vera protagonista del romanzo, è una specie di ombelico del mondo, intorno al quale ruotano, consapevolmente o inconsapevolmente, tutte le  vite che si muovono nella città. Non sterotipi ma personaggi simbolici delle differenti esistenze che popolano il macrocosmo urbano contemporaneo. Dall'immigrato di colore, Argo, con permesso di soggiorno ma costretto ad arrangiarsi per campare, al turco Saddam che ricostruisce i fasti di una piccola casbah con i materiali di riciclo raccattati nella spazzatura, importando le proprie regole e tradizioni e condividendole con gli altri, creando una sorta di multiculturalismo.

I due adolescenti in cerca di se stessi e del senso della loro vita, Iac e Lira Funesta, che vagolano dalla cultura del videogioco a quello costruito da sè come la polvere di stelle che Iac usa per incantare il fratellino Tommy. Nell'orbita della discarica, a loro insaputa, gravitano le famiglie, più o meno normali, dei due ragazzi, con i loro problemi più o meno quotidiani e lei, Silvia Mito, l'anello di congiunzione tra i due mondi: quello di scarto e quello di plastica. Con Iac entra nella discarica ma per il compleanno desidera un seno nuovo, per conformarsi ai canoni di bellezza vigenti, con il beneplacito dei genitori.

Il padre di Silvia, il dottor Mito, noto chirurgo plastico della Milano bene, è indirettamente coinvolto con quel posto che la figlia considera tanto trasgressivo e ribelle frequentare. Lì vengono raccolti clandestinamente i rifiuti che arrivano dalla sua clinica.

La discarica è un luogo dalla doppia faccia: una cloaca in cui vengono sversati i misfatti dal manto rispettabile sotto forma di rifiuti concreti, solidi, smaltiti illegalmente; un'oasi dove la dignità della persona e dei rapporti umani ha ancora un senso.

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