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Intervista ad Antonella D'Agostino. Terza parte

Martedì 31 Maggio 2011, 13:16 in The man in black di

Nell'ultima parte dell'intervista, Antonella D'Agostino racconta di Francis Turatello e svela alcuni aneddoti molti divertenti. Infine, ci regala un brano del suo libro letto, in diretta.

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Il nuovo libro di Antonella D'Agostino su Francis Turatello, edito da Dalai, diventerà un film. I panni di Faccia d'angelo, ne Vallanzasca-Gli angeli del male, li ha vestiti Francesco Scianna, guadagnandosi il plauso della stessa Antonella. Ma questa volta? Visto che si vocifera di una probabile coproduzione americana? Potrebbe essere un attore americano, non dico niente per scaramanzia.
Lei che lo conosceva bene, da chi avrebbe voluto essere interpretato sul grande schermo Turatello? Anche se non ha fatto in tempo a conoscerlo, un bel Francis potrebbe farlo Ben Affleck o Di Caprio.

Come mai ha sentito l'esigenza di scrivere un libro su Turatello?
Dopo aver scritto Lettera a Renato mi è venuto naturale, altrimenti mi sembrava di fare un torto. A parte fare un omaggio a un fratello, soprattutto quest'anno che ricorre il trentennale della sua morte, come è stato Francesco per me e una maniera diversa. Io di Renato non avevo soggezione perché abbiamo sempre avuto un rapporto paritario. Con Francesco, invece, sentivo questa presenza così protettiva. Con un suo sguardo mi sentivo al sicuro e potevo affrontare le cose più terribili.
Ho frequentato più lui che Renato. Da quando avevo 13 anni fino alla sua morte.
All'inizio era solo un'idea. Poi man mano che Eros cresceva (il figlio di Turatello, n.d.r.) mi chiedeva, voleva sapere. Finché una sera ho detto va bene, stanotte ti racconto di tuo padre. Una fatica enorme perché a parte quelle parti ironiche, un po' spensierate, è stato tutto molto tragico. Di bello, di allegro, escluso qualche aneddoto,  non c'è stato niente. Tutti questi ragazzi sono morti giovani.

Quello che mi ricordo di più era la sua "gelosia". Tutti questi night, queste bische non me li ha mai fatti vedere, se non di giorno. Molte volte ci rimanevo male. Oppure quando veniva Califano, io lo vedevo  ma di giorno. Se faceva una serata non mi portava mai.
Anche quando andavamo in giro in macchina, molte volte a un semaforo qualcuno mi guardava e lui sfotteva sempre: "ueh, a chi guardi? Alla mia macchina o alla mia principessa?" E l'altro: "beh veramente guardo la tua principessa!" "Beh, allora ce li hai 5 miliardi?"

Una volta siamo andati al Casinò a Montecarlo, con 7/8 uomini dei suoi più fidati. A un certo punto volevo andare a dormire e Francesco insisteva perché uno di loro mi accompagnasse in albergo, nonostante alloggiassimo all'Hotel de Paris, dirimpetto al Casinò. Solo che erano tutti talmente presi dal gioco che mi chiesero di aspettare. Per tenermi buona Francesco mi diede una fiche e mi disse "vai a berti qualcosa". Era già mezzanotte. Non bevo caffè, sono astemia. Cosa mi dovevo bere? Attirata dalla roulette ho buttato questa tavoletta, che valeva 5.000 £, sul numero 7. Casualmente. Esce. Faccio per andarmene e il croupier mi ferma: "signora, tenga". No, no. Me li ha già dati. "Sì, ma il 7 è uscito ancora e lei non ha ritirato le fiche. Quindi ha vinto di nuovo". Ho fatto una figuraccia però ho cominciato a divertirmi. Ho tenuto 3 o 4 mani. Non sapevo cosa fare. Loro stavano perdendo ed erano come dei drogati e io mi sono indispettita perché non mi consideravano. A un certo punto ho pensato di seguire quelli che andavano a cambiare queste cose di plastica. Senonché mi metto a giocherellare con queste tavolette, a dividerle per forma e colore. Passa il cameriere e io penso ce mi chieda "come va?" e io rispondo bene. Invece, mi ha detto "vanno questi?" perché pensava che volessi giocare con il tavolo a fianco, dove puntavano più alto. Per cui ho giocato contro quel tavolo e li ho sbancati. Ho portato a casa 16/17 milioni di Lire.

Antonella non dice a Turatello e agli altri che ha vinto. Sulla strada verso casa i ragazzi non hanno più una lira, si sono giocati tutto e non sanno come pagare l'autostrada. Chiedono ad Antonella se ha degli spicci e lei prima nicchia, poi cerca di recuperarli dal malloppo che aveva nascosto negli stivali di coccodrillo che indossava. Appena abbassa la cerniera escono tutti i soldi. "Se ce lo dicevi potevamo rifarci". Poi scoppiano tutti a ridere. Tornata a Milano, Antonella, che ha uno spiccato senso per gli affari, investe la vincita in un magazzino in via Paolo Sarpi.

Io ero sveglissima su tante cose ma su altre non capivo niente. Una sera, a casa di Turatello, Francesco e gli altri stavano vedendo un filmino porno, con tanto di telone e proiettore. "Anto, mi porti una bottiglia d'acqua per favore?" Io arrivo con l'acqua, appoggio il bicchiere e me ne vado. Poi Francesco mi dice "Anto cos'hai visto quando sei entrata?" Niente. "Dai, dai, cos'hai visto?" io per la far la furba ho risposto sì, ho visto. "Cosa?" Che c'era la pellicola sottosopra.
E Antonella si scioglie in una risata di gusto.

Come ha saputo della morte di Turatello?
Io l'avevo visto una settimana prima. L'ho saputo come ogni volta che è morto qualcuno di loro. Ero in Sardegna. C'era la tv accesa. Hanno detto il nome e poi "era il maggiore esponente della malavita milanese". Io ho detto era? Erano le notizie flash. Io ero con le ciabatte e sono scappata fuori per andare a Badu e vedere cos'era successo. Ho capito che non c'era più. Ancora oggi non riesco a capire cosa mi è successo. Non trovavo le scarpe. Non trovavo la borsa. E sono partita così, come mi trovavo. Sono rimasta come una statua di sale per 2 o 3 giorni. Non capivo niente. Disgraziatamente, nella stessa maniera, avevo appreso qualche anno prima della morte di Carlo Argento. Una mattina presto mi sveglio, accendo la televisione e non sento niente, vedo lui per terra, pieno di sangue perché gli avevano sparato e ho riconosciuto il borsello.
Sono delle morti che ancora adesso mi fanno star male.
Questo libro è su Francesco ma anche su tutti gli uomini della sua banda che erano diversi da quelli della banda Vallanzasca.

Qual è la menzogna che hanno raccontato su Turatello che le dà più fastidio?
Lui ha cambiato faccia alla prostituzione. Le ha tolte dalla strada, dove rischiavano e gli ha dato un tipo di vita più decente. Anche se sono cose che non si fanno lo stesso.
Alla droga non penso perché credo che Francesco, alla fine, sia morto proprio per questo. Il bambino cominciava a diventare grande e lui non voleva la droga. Da quando era nato Eros aveva cominciato a cambiare. Aveva perso molta della sua freddezza. Perché Francesco era molto più freddo e più duro, quando voleva, di Vallanzasca. Si chiamava Faccia d'angelo ma proprio un angelo non era.
Come per Renato, non ho mai santificato nessuno. Ancora più di lui c'era il suo braccio armato, Carlo Argento.
Lo dico anche nel libro: sotto certi aspetti Francesco era molto più spietato.

Infine, Antonella regala una vera chicca: in anteprima legge un passo da Faccia d'angelo, la vera storia di Francis Turatello.

Photocredit: Archivio personale Antonella D'Agostino

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