blogo, informazione indipendente
Logo Blogosfere

Intervista ad Antonella D'Agostino. Seconda parte

Lunedì 30 Maggio 2011, 19:39 in The man in black di

Quasi tutto quello che avreste voluto sapere su Antonella D'Agostino e non avevte mai osato chiedere. Da sposa adolescente al lavoro nel cinema e come scrittrice.

Immagine di anteprima per vallanzasca01 28_09_2007 10.27_0001.jpg

La giornata è caldissima. Tra un bicchiere d'acqua e un Crodino continua il viaggio nella memoria di Antonella D'Agostino che sembra aver vissuto 1000 vite. Una ma molto intensa, sorride lei, mentre la sua adorata cagnolina Pisella le scodinzola intorno.

Quando conosce Francis Turatello, Antonella fa la parrucchiera in via Montenapoleone. Era il suo sogno da bambina?
Avendo passato tanti anni da mia zia che aveva il negozio in Gimbellino va da sé che quando non ho più voluto andare a scuola, erano più le volte che andavo sul Ticino o sui Navigli con tutti i miei amici, ho trovato lavoro come parrucchiera in questo bellissimo negozio in via Montenapoleone.
Da piccola sognavo di fare l'edicolante, così potevo leggere tutti i giornali gratis; poi, la fiorista e l'ho fatto; lavorare nel cinema e ci lavoro. Di tutto quello che volevo fare mi manca solo l'edicola. Ma c'è sempre tempo.

A 16 anni Antonella si sposa. Da qualche tempo filava con il figlio 20enne del suo principale che lavorava con lei. Da cavaliere, come usava una volta, invece di farle attraversare la città in autobus, l'accompagnava a casa in macchina. Antonella scendeva alla penultima fermata e prendeva il tram, perché a quella successiva l'aspettava sempre qualcuno della famiglia. Una sera sua sorella la vide scendere dall'auto del ragazzo e lo raccontò a mamma e papà.
Mi hanno gonfiata di mazzate e non mi hanno più mandata a lavorare. A loro non importava che facessi la parrucchiera.
Il giovane rampollo, però, faceva sul serio e si presentò con il padre dai genitori di Antonella, per chiedere la sua mano.
E' come dire oggi una velina che sposa un calciatore. Allora io che  sposavo il figlio di uno che ha un negozio di 3 piani in Montenapoleone. Infatti, è stato il matrimonio dell'epoca. Io ero solo bella, certo ero vergine ma lui poteva pretendere molto di più.

Il matrimonio è durato 11 anni e sono nati due figli.
Il primo l'ho avuto a 18 anni, Giulio e Paolo a 21 anni, che adesso vive in Venezuela.
Giulio dopo qualche anno è mancato e questo ha cambiato completamente la mia vita.

Come si sopravvive a un dolore così grande?
Non si sopravvive per niente. Si cerca la morte. Io ho un carattere particolarissimo, ho dei miei principi e vivo della mia dignità. Per cui non mi sono ammazzata perché ho sempre pensato che mio figlio meritava tutte queste mie sofferenze, meritava tutte queste mie follie. Poi, devo dire solo grazie a Dio che mi fa stare al mondo, per il resto non devo dire grazie a nessuno per tutto quello che ho passato. Se mai dovrei dire grazie a qualcuno, potrei dire grazie a Renato che in quel periodo molto particolare mi è stato vicino, anche dal carcere e anche grazie a Francesco perché se uno mi stava vicino da lontano, lui mi è stato proprio accanto. Loro non mi permettevano di lasciarmi andare. Anche perché io avevo un altro bambino di 3 anni.

Dopo questa disgrazia ho divorziato dal padre dei miei figli e ho aperto dei negozi per conto mio, sempre di parrucchiere e, contemporaneamente, avevo preso un chiosco di fiori sul piazzale del cimitero Maggiore, per ovvie ragioni.
Nel frattempo avevo fatto anche un corso di trucco cinematografico e televisivo. Per cui ho lavorato nel cinema come truccatrice.
Poi, piano piano ho iniziato a scrivere.

Prima di pubblicare Lettera a Renato, edito da Cosmopoli, firmato con il suo nome, Antonella D'Agostino ha realizzato diversi saggi come ghost writer. A questo lavoro, nel tempo, ha affiancato quello di consulente cinematografica, in particolare alle sceneggiature, ai dialoghi o agli ambienti, sia per film che per fiction televisive.

Ad un certo punto la mia situazione con Renato è diventata sempre più impegnativa. I nostri rapporti non si sono mai interrotti. Anche quando si occupavano di lui altre persone, indirettamente io ero sempre coinvolta. Con pacchi di viveri, di vestiti ma, soprattutto, con un epistolario da capogiro.

Lei si è occupata anche di sociale.
Assieme a Massimo D'Angelo abbiamo aperto due cooperative una all'interno e una all'esterno del carcere (Ecolab, n.d.r.). Dove mi chiamano a fare volontariato, se posso, corro. Perché, a me fare del bene mi fa bene.

Sul suo profilo facebook ha scritto: la parola è d'argento, il silenzio è d'oro.
Quando si deve parlare e dire delle gran cavolate, secondo me è meglio stare zitti.

La sua filosofia di vita?
Vivi e lascia vivere, nel senso che io non invado il tuo spazio e tu non invadi il mio.

Lei ha un figlio lontano. Che tipo di mamma è?
Tutti dicono che sono mamma 100 volte. Anche mio figlio dice che sono troppo mamma. Una volta mi ha detto che non riesce mai a divertirsi perché sa che io sono sempre in pensiero per lui. Una mamma cosa deve fare? Anche se è lontano siamo sempre molto uniti.

S'è mai pentita di qualcosa?
No, perché penso molto prima di fare una cosa. Sono dispiaciuta quando sbaglio.

C'è qualcosa che le fa paura?
Se dicessi di no sarei una pazza. Solo i pazzi non hanno paura di niente. Ho quelle paure che hanno tutte le mamme con un figlio lontano.

Photocredit: Archivio personale Antonella D'Agostino

0

Lascia il tuo commento

Accedi con Facebook Esci da Facebook

Attendere la pubblicazione del commento

Seguici

Iscriviti ai nostri feed rss. Leggi in tempo reale tutti i post pubblicati dal blogger!

Post in evidenza su Blogosfere