Il "papello" e la trattativa fra Mafia e Stato
Pubblicato da Anita Richeldi alle 22:38 in Mafia
Le condanne del maxi-processo arrivarono nel gennaio del 1992 e solo dopo due mesi si scatenò il finimondo: vennero uccisi uno dopo l'altro Salvo Lima, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e nel '93 scoppiarono le bombe a Milano, a Firenze, fallì l'attentato a Maurizio Costanzo fino alla pianificazione di un attentato, annullato all'ultimo momento, allo Stadio Olimpico. Una sentenza che di fatto scatenò la guerra della mafia contro lo stato che non si era adoperato per mutare l'esito della sentenza. Una guerra che lo stato avrebbe cercato di fermare con tutti i mezzi a sua disposizione, leciti e meno leciti e tra i meno leciti spunta l'ombra della presunta trattativa con i capi mafia di cui abbiamo già parlato qui. A supporto della tesi della trattativa, oggi spunta il famoso "papello", una lista di 12 richieste che i capi mafia avrebbero fatto recapitare a Vito Ciancimino, ex sindaco di Palermo condannato per mafia, il quale a sua volta lo avrebbe consegnato a due carabinieri del Ros, il colonnello Mario Mori e il capitano Giuseppe De Donno i quali frequentavano la casa di Ciancimino, allora ai domiciliari, per ricavare informazioni utili all'arresto dei boss latitanti. Sono stati i legali del figlio di Vito, Massimo, a consegnare il "papello" o meglio una fotocopia del "papello" alla Procura. Il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo in attesa della copia originale ha annunciato nuove perizie volte a testare la veridicità del documento. "Stiamo riflettendo e verificando la possibile autenticità di questo scritto, dato che al momento si tratta di una semplice fotocopia". Si tratta di un foglio bianco scritto a mano e in stampatello con 12 punti che Massimo Ciancimino dice di aver ritirato personalmente dalle mani del medico, anche lui condannato per mafia, Antonio Cinà e consegnato in casa di Ciancimino a un uomo misterioso, forse appartenente ai servizi segreti, il quale avrebbe dato il la all'ex sindaco per procedere; Vito Ciancimino diede quindi disposizione al figlio affinché prendesse appuntamento con Mori e De Donno.
1.REVISIONE SENTENZA MAXI-PROCESSO
2.ANNULLAMENTO DECRETO 41 BIS
3.REVISIONE LEGGE ROGNONI-LA TORRE
4.RIFORMA LEGGE PENTITI
5.RICONOSCIMENTO BENEFICI DISSOCIATI- BRIGATE ROSSE - PER CONDANNATI DI MAFIA
6.ARRESTI DOMICILIARI DOPO 70 ANNI
7.CHIUSURA SUPER CARCERI
8.CARCERAZIONE VICINO LE CASE DEI FAMILIARI
9.NIENTE CENSURA POSTA FAMILIARI
10.MISURE PREVENZIONE - RAPPORTO CON I FAMILIARI
11.ARRESTO SOLO FLAGRANZA REATO
12. LEVARE TASSE CARBURANTI COME AD AOSTA
Per quanto concerne il punto 7, i supercarceri di Pianosa e dell’Asinara vennero chiusi nel 1998. Altre questioni come ai punti 3 e 5 sono state più volte affrontate in sede istituzionale. Con la copia del "papello" Massimo Ciancimino ha consegnato altri fogli scritti a mano dal padre in cui compaiono due nomi, Nicola Mancino e Nicola Rognoni, il primo diventato ministro dell'Interno il 1° luglio 2002, data in cui il secondo smise l'incarico di ministro della Difesa. Di Nicola Mancino, ora capo del Csm avevamo già parlato a proposito del suo presunto incontro con Paolo Borsellino e da cui pare il magistrato uscì talmente sconvolto da fumare due sigarette alla volta. Che Borsellino fosse venuto a conoscenza dell'intenzione dello stato di intrattenere una trattativa con la mafia e avesse deciso di impedirne l'attuazione? Questo il ricordo di Salvatore Borsellino:
Il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, nonché amico di Paolo Borsellino, ha così commentato la consegna del "papello" e delle carte di Vito Ciancimino: "Quella che stiamo intravedendo oggi è una verità difficile da affrontare ma va affrontata".
Per le immagini del "papello" andate qui.







1. lillo, Giovedì 22 Ottobre 2009 ore 16:04
Riguardo questo ormai noto "papello", ho trovato un articolo
http://www.loccidentale.it/articolo/senza+il+%22papello%22+di+ciancimino+parlasse+del+%2794+biondi+e+maroni+sarebbero+in+manette.0080130
che fa della "fantapolitica" o meglio della "fantastoria" e ipotizza quale sarebbero state le reazioni dei media e della gente, se questo "accordo" tra mafia e stato avesse avuto logo durante il governo Berlusconi.
Io preferisco guardare la realtà dei fatti: i contatti fra mafia e Berlusconi, quando ci sono stati, erano volti al bene del solo Silvio...