Roberto Succo: il killer dagli occhi di ghiaccio
Pubblicato da Anita Richeldi alle 15:24 in Serial Killer
Pochi conoscono la storia di Roberto Succo - il cherubino nero, il killer dagli occhi di ghiaccio, il mostro di Mestre, l'assassino della luna piena - eppure è una di quelle storie sconvolgenti che ti lasciano il segno e che non ti fanno dormire la notte. La storia di Roberto Succo è nota soprattutto in Francia, paese in cui il ragazzo è stato per mesi il ricercato numero 1. Ma vediamo insieme chi era Roberto Succo.
Roberto nasce a Mestre in una famiglia rispettabile: il padre è un poliziotto, la madre una casalinga premurosa e forse un po' ossessiva ma quale madre non lo è con un figlio adolescente? A soli 19 anni, Roberto uccide i genitori, prima la madre a coltellate e poi il padre strangolandolo. Riesce a scappare e vaga per due giorni senza una meta fino al suo arresto.
Roberto viene sottoposto a più perizie volte a certificare il suo stato mentale; l'esito è unanime: schizofrenico e totalmente infermo di mente. Il tribunale di Venezia l'8 ottobre 1981 predispone per il parricida l'internato in un manicomio criminale.
In soli cinque anni Roberto riesce a far credere ai medici di essere sulla via della guarigione e di poter, quindi, usufruire di permessi premio per motivi di studio, qualche ora inizialmente, poi mezza giornata, infine due giorni, i due giorni in cui scappa varcando il confine con la Francia.
In Francia e poi in Svizzera Roberto semina il panico uccidendo, violentando, sequestrando giovani vittime. Roberto ora si fa chiamare André.
La chiave di volta è la deposizione di una ragazza francese Sabrina, che riconosce nelle foto segnaletiche il suo ex fidanzato Kurt, e che non avrebbe mai immaginato di avere al suo fianco un brutale omicida, per quanto anche con lei negli ultimi tempi fosse un po' strano e persino violento. André alias Kurt, viene riconosciuto e segnalato come Roberto Succo. A questo punto, sentendosi braccato torna in Italia, nei luoghi della sua infanzia dove finalmente viene catturato e interrogato.
Agli interrogatori esordisce senza troppi tentennamenti: "Sono un killer di mestiere ammazzo la gente!", per poi confessare i suoi atroci delitti con freddezza ostentando orgoglio. Dopo neanche un giorno di carcere a Treviso, cerca di scappare salendo sul tetto, mostrandosi semi nudo e delirante agli occhi increduli dei poliziotti e dei giornalisti accorsi sul posto. Dal tetto Roberto cade rompendosi quattro costole ma è vivo e incontrollabile: devono sedarlo per trasportarlo in ospedale. Roberto Succo finirà la sua vita suicida nel carcere di Vicenza nel maggio del 1988.






1. roberto fiasconaro, Sabato 14 Novembre 2009 ore 10:51
Cara collega, la storia di Roberto Succo la conosco eccome.Sono stato io a contribuire alla sua cattura.Lo vidi in sella ad una moto in riva al Lago si Santa Croce in provincia di Belluno, dove di notte dormiva in alcune villette private temporanemente chiuse. Eravamo a febbraio dell'88. Fui io ad avvertire la polizia e un giornale locale. Ma lo fecero anche due ragazze di Vittorio Veneto alle quali Succo chiese dove poteva trovare un meccanico perchè la sua moto si era rotta. Veniva dalla Francia e aveva già ucciso 13 persone. Realizzai uno scoop per l'allora Domenica del Corriere. Devo dire però che provai anche pensa per questo ragazzo bellissimo ma malatissimo. Soprattutto quando dal tetto del carcere di Treviso-dove era salito-malediva la vita e invocava Nadine una ragazza francese l'unica che l'aveva capito e ascoltato. Roberto Fiasconaro